La storia dei gruppi a Taranto, dal ’60 al ’75… PRISMA

Il Prisma nasce nei primi anni ’70 dalla fusione di due gruppi: “Dies Irae” e “Quando le ruote erano di pietra”, il gruppo si propone in una veste nuova che unisce le idee di 7 musicisti con diverse caratteristiche strumentali che, all’ atto della fusione, denotano subito una perfetta sincronia con una spiccata tendenza al Rock ed alla musica Country di quegli anni.

Il loro repertorio infatti comprende brani di Genesis, Grand Funk Railroad, Uriah Heep, Eagles, ecc; con una particolare cura delle voci, potendo contare infatti sulla vocalità di tutti i suoi componenti che sono 7 : Nico Pulignano (cantante), Giampiero Turco (batteria), Mimmo Termite (chitarra), Renato Caso (chitarra), Ghigo Cardone (Pianoforte e tastiere), Paolo Intini (basso) ed Enzo Santangelo (chitarra e sintetizzatore).

Il Prisma viene subito accolto dal pubblico con successo e, negli anni che seguono, partecipa a numerosissime manifestazioni in tutto il sud Italia riscuotendo un consenso di pubblico notevole, accompagnando in molte serate grandi artisti con i quali ha condiviso piazze e palcoscenici di tante città.

Il gruppo rimane in attività per quasi un decennio fino alla fine degli anni ’70, periodo in cui si scioglie per motivi di lavoro e famiglia con la promessa un giorno di ritrovarsi tutti assieme per una rimpatriata musicale, cosa che avviene nel 2012 dopo 37 anni, ed è come se il tempo non fosse passato affatto, anche dal lato musicale, infatti ci si ritrova , strumenti alla mano, con la stessa armonia che ci aveva contraddistinto anni prima e con la stessa voglia di suonare, ora come allora, il nostro repertorio.

Oggi dopo 40 anni siamo ancora tutti e 7 qui nonostante le distanze geografiche, di nuovo assieme a tutti i nostri amici in un atmosfera di spensieratezza e allegria e per ricordare quei migliori anni della nostra vita.

Renato Caso

PRISMA manifesto

 

Prisma

Prisma 2

Tour 2

 

La storia dei gruppi a Taranto, dal ’60 al ’75… I QUATTRO DEL SUD

Non erano grandi frequentatori del Bar Antille, dove, in realtà stazionavano tanti musicisti  ma anche tanti perdigiorno. Loro erano “I QUATTRO DEL SUD”,  veri protagonisti della scena musicale tarantina. Ognuno di loro già lavorava e non aveva il tempo di stazionare davanti ad un bar.

Mi riferisco alla formazione tipo di  “Stasera pregherò” e della “La marcia della gioventù”MIMMO SPORTELLI, NUCCI GUERRA, GIUSEPPE SCARCIGLIA, CARLO (per i più CARLETTO) CASTELLI.

Parlo di questa formazione per averla “vissuta” direttamente in seconda pedana con  “I Principi Azzurri”, prima che approdassi ai GLOM. Mi scuseranno i componenti di formazioni successive, o precedenti, ma “I QUATTRO DEL SUD” per me sono questi. Parliamo degli anni che vanno dal 1965 al  1970. Approdano a questa esperienza dopo aver dato vita ai “Condors” negli anni ’60.

La loro partecipazione al Cantagiro e le fortunate performances, particolarmente al mitico “RED SKY” di via Argentina, costituiscono qualcosa che, chi ha i capelli brizzolati come me, ricorda. Con sincero piacere. Piacevano. Mi piacevano.

Costituiscono il punto di riferimento di tutti i gruppi tarantini dell’epoca. Erano “speciali”.Ognuno di loro era “speciale”.

MIMMO SPORTELLI: la voce calda ed impostata a cui si sono ispirati molti cantanti tarantini. Chi dimentica il suo “Stasera  pregherò”? E poi una “pennata” ritmica (come dicevamo in gergo)  precisa ed elegante. Sorretto da un’ottima tecnica, sapeva armonizzare sound a volte teneri, a volte aggressivi.

NUCCI GUERRA: un maestro. In tutti i  sensi. Prima dal suo Vox, poi dal suo Professional e poi dal suo Hammond sapeva tirar fuori tratti eleganti, grintosi, tecnici ed avvolgenti allo stesso tempo. Assistito da tecnica sopraffina, dava “anima” alle sue performances con puntuali richiami al jazz, al funky, al rock. E poi, il suo trombone….Altra meraviglia di classe. Oggi che scrivo il maestro non c’è più. Da qualche mese ricama armonie in cielo.

CARLO (Carletto ) CASTELLI: un fior di batterista, preciso, deciso e creativo. Dotato di ottima voce, si spartiva la scena di cantante con Mimmo Sportelli, eseguendo brani che spaziavano da “If i coud do it all over again” a “M’hai fatto credere” di Leali (mi auguro di non sbagliare). E poi….la verve!

GIUSEPPE SCARCIGLIA: bassista morbido ed al tempo stesso funky, preciso e professionale sullo strumento. Era una delle menti del gruppo, nel quale curava la parte organizzativa. Era colui che si interfacciava con i gruppi di seconda pedana e probabilmente anche con i titolari di locale.

Chi vuol fare solo una  rassegna fotografica di quegli anni e di  quei gruppi, sbaglia.

Occorre  parlare del valore musicale dei gruppi e dei singoli, di atmosfere e sensazioni che ci riportano ad anni certamente più spensierati, ma non per questo meno problematici degli attuali. E poi, i profumi, i colori….Chi dimentica  i separe’ del Red Sky? E i suoi tendaggi di velluto rosso? E la mustang rossa di Mimmo Sportelli? (se la comprarono tutti….)

Chi dimentica lo scopritore e produttore dei Quattro del Sud, il mitico dott. Lombardi?La partecipazione al Cantagiro, con due suoi brani, fu il suo fiore all’occhiello.

La sera della loro esibizione a Taranto eravamo tutti attaccati alla tivù. Presentarono “La marcia della gioventù’” brano gradevole e ritmato. Ma se proprio devo dire la mia, se avessero presentato il lato B , “Stasera pregherò”, brano più dolce ed accattivante, avrebbero ottenuto più riscontri…

Enzo De Marco (con il beneplacito di Mimmo Sportelli)

La provenienza: I CONDORS

La provenienza: I CONDORS

La copertina del vinile del Cantagiro  1967

La copertina del vinile del Cantagiro 1967

La formazione nel 1967: NUCCI GUERRA, CARLO CASTELLI, PINO SCARCIGLIA, MIMMO SPORTELLI

La formazione nel 1967: NUCCI GUERRA, CARLO CASTELLI, PINO SCARCIGLIA, MIMMO SPORTELLI

Altra formazione con l'aggiunta di LINO ROSSI al trombone

Altra formazione con l’aggiunta di LINO ROSSI al trombone 

La storia dei gruppi a Taranto dal ’60 al ’75… I POP MEN

La storia dei POP MEN nasce nel 1970.

Era iniziato da poco l’anno scolastico, quando due ragazzi, uno alto,biondo e magro con un naso abbastanza importante, l’altro più basso,  robusto e con dei tratti che sembravano quasi orientali, mi fermarono e mi chiesero se ero Forchettino (pseudonimo che mi era stato attribuito precedentemente da un altro musicista con il quale avevo collaborato  e  che risponde al nome di Franco BOTTIGLIONE).

Mio malgrado ammisi di aver quel soprannome, ma chiarii che in realtà mi chiamavo Franco NICOTERA. I ragazzi  mi sembrarono di essere piuttosto  imbarazzati  ma precisarono che mi avevano appellato con l’unico nome con il quale  mi conoscevano come chitarrista e che il loro intento era quello di formare una band con me (loro suonavano la chitarra ritmica e il basso).

Da quel momento abbiamo iniziato a frequentarci , scegliendo come nostro quartier generale la casa di Dante MARCHETTI (quello biondo). L’altro ragazzo si chiamava Luigi COSMA. A noi si aggiunsero due ragazzi che conoscevo io (Antonio BOTTIGLIONE,( batterista), fratello del musicista succitato e Peppe MANGINI  (organista) ragazzo velocissimo le cui mani volavano sulla tastiera.

Bisogna specificare che oltre ad avere gli stessi interessi per la musica tra noi nacque una bella amicizia che si è protratta anche dopo che il nostro gruppo si sciolse. (La motivazione dello scioglimento e da ricercarsi nel fatto che eravamo  squattrinati e che non avevamo nemmeno un soldo per comprare  strumenti musicali.)

Siamo comunque riusciti a suonare, per diversi anni, in numerosi contesti proponendoci come complesso di spalla a complessi più affermati ( i 4 del sud, Pettirossi, Glom, Farmacia notturna  ecc. ecc.).

Quegli anni vengono da noi  ricordati  nostalgicamente, anche  perché sono inevitabilmente associati alla nostra giovinezza.

Franco NICOTERA

i pop men

Antonio Bottiglione

Antonio Bottiglione

beppe mangini

beppe mangini

Dante Marchetti, Luigi Cosma, Franco Nicotera

Dante Marchetti, Luigi Cosma, Franco Nicotera

 

 

La storia dei gruppi a Taranto dal ’60 al ’75… THE SKYHAWKS (ed I MONUMENT)

L’incontro di quattro amici dopo un anno trascorso a strimpellare con chitarre acustiche e fustini del Dixan in casa dei rispettivi genitori, fece scoccare la scintilla del gruppo (allora si chiamava complesso).

Iniziammo ufficialmente l’attività nell’anno 1966, il nome del gruppo fu da me concepito sui banchi di scuola, era il lontano 1964, ad ispirarlo furono i famosi caccia bombardieri americani in quegli anni  impegnati nella guerra in Vietnam, per l’appunto gli “SKYHAWKS”.

Il “Complesso” (allora non si usava la parola gruppo o band) era così formato:

Silvano Martinelli …Chitarra e canto

Carmelo De Marco …Batteria canto

Lino Adamo …Chitarra

Aldo De Gregorio …Basso Elettrico

Rosario Spazioso …Cantante

Con questa formazione si iniziò a bazzicare nei Clubs e a partecipare ai primi spettacoli al teatro Orfeo di Taranto.

Lino Adamo alla chitarra, dopo un po’ lasciò il posto a Berto Ranieri, si eliminò anche la figura del cantante solista dato che i brani in repertorio venivano cantati dai rimanenti elementi del gruppo. Si eseguivano brani degli allora famosi Mamas & The Papas e degli Shadows, si iniziò a suonare nei clubs più in voga  della città (locali scantinati adibiti a ritrovo degli allora ragazzi) come il club LA CAVA, IL NEW EDEN, IL SOTTOMARINO ed infine Il CAPITOL che cambiò poi il nome in LONDON CLUB, nel frattempo si continuava sempre a suonare nei fantastici spettacoli “matinè” del mitico Teatro ORFEO oggi li chiameremmo:“concerti live”.

Ogni gruppo partecipante aveva i suoi fans, il teatro crollava sotto il tifo degli spettatori, era pieno come un uovo di ragazzi scalpitanti che con i loro slogan rumorosi sostenevano i loro beniamini, …Troppo forte quella emozione, la ricordo ancora…

Questa formazione così composta ebbe vita relativamente breve, appena un anno e mezzo, periodo breve ma molto intenso, nel quale si susseguirono svariate mutazioni, vuoi per motivi legati al servizio militare, vuoi per motivi di lavoro o di studio.

Si decise di inserire un organista e fu la volta di Giuseppe Lombardo soprannominato Pepp Schitt… In seguito, ad Aldo De Gregorio al basso subentrò Adriano Ferrante il quale dopo un anno lasciò il posto ad Alberto Giordano mentre alle tastiere, (allora organo), subentrò Vincenzo Pupino.

Il Gruppo così formato andò avanti per diversi anni grazie anche all’interessamento di mio fratello Walter che fungeva da impresario, contabile e organizzatore di eventi.

In seguito si pensò di inserire nel gruppo degli strumenti a fiato, Berto Ranieri passò al trombone accompagnato da Luciano Perrone e Leo Ligorio al sax mentre si faceva l’acquisto di Giancarlo Telesca, altro sax tenore che andava a colmare l’uscita di Luciano Perrone. Dopo un po’ ci lasciava anche Berto Ranieri.

La formazione rimase così composta:

Silvano Martinelli: Chitarra e voce

Carmelo De Marco: Batteria e voce

Alberto Giordano: Basso e voce

Leo Ligorio: Sax tenore e voce

Giancarlo Telesca: Sax tenore e voce

Enzo Pupino: Tastiere

Nel 1968 il gruppo, con questa formazione vocale/strumentale ebbe il massimo del successo vincendo diversi festival canori ed esibendosi nei locali più in della Città come il RED SKY, GANDOLI, LIDO SILVANA, EDEN PARK, GAMBERO ecc…

ED I MONUMENT

  Il nome del gruppo fu cambiato in “MONUMENT”, era il 1971. Per un breve periodo Giancarlo Telesca (sax tenore) per motivi famigliari dovette cedere il posto a Enzo De Falco, sempre sax tenore, mentre il tastierista Enzo Pupino, fu sostituito da Pino Sarà.

Per onor di cronaca, al basso e voce, per un breve periodo dovette alternarsi anche Peppe Fiore in sostituzione di Alberto Giordano, assente per malattia.

La mia partenza per il militare fece entrare il “complesso” in stand by, il periodo durò all’incirca un anno e mezzo. Nel periodo di naja facevo già progetti per il futuro, insieme agli altri componenti della band pensammo ad un ritorno in grande stile, aumentammo la sezione fiati da due a tre e precisamente Leo Ligorio, Giancarlo Telesca (che nel frattempo fece ritorno) e Donato Ghionna, Franco Serio sostituì Carmelo De Marco alla batteria, Carmelo passò alle percussioni e voce, fu chiamato a suonare Antonio Ricci (cugino di Leo), alla chitarra basso, io sempre alla chitarra e voce mentre alle tastiere ritornò Enzo Pupino.

Con questa formazione raggiungemmo il massimo della notorietà facendo razzia di piazze e località marine: ancora oggi c’è gente che ricorda il nostro concerto in Piazza Garibaldi a Taranto dove facemmo furore grazie alla scelta del repertorio che comprendeva brani dei CHICAGO, BLOOD SWEAT & TEARS, e in gran parte degli  EARTH WIND & FIRE, gruppo americano allora al top delle classifiche discografiche, tutti gruppi storici entrati a far parte dell’olimpo della musica mondiale.

Bei tempi ragazzi, chi non li ha vissuti non potrà mai capire cosa si è perso…

 Il gruppo dei “MONUMENT” si sciolse nell’anno 1981.

Silvano Martinelli   Trofeo EKO Teatro Orfeo x

Skyhawks Ospiti d'onore a Crispiano Festival voci nuove 28_29- 12-67 (1)
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La storia dei gruppi a Taranto dal ’60 al ’75… I GLOM

La storia dei gruppi a Taranto. Mi è stata richiesta e la faccio.chitarra2

Invito tutti ad inviarmi una breve descrizione, come quella che ho fatto come esempio per i Glom. Sarà, nel nostro piccolo, una sorta di “enciclopedia” di tutti i gruppi e di tutti gli artisti che hanno animato il panorama culturale, musicale ed artistico di questi quindici anni. Troverai gli articoli nella categoria  “LA STORIA DEI GRUPPI A TARANTO, DAL ’60 AL’75” (nella colonna di destra, in alto).

E’ ovvio che, come accade in Wikipedia, saranno gli utenti a confermare o sconfessare eventuali descrizioni “fantasiose”. E’ fatta comunque riserva di pubblicare ricostruzioni  contenenti termini assimilabili a turpiloquio  od in qualche modo lesive della dignità di chiunque.

I GLOM (dal 1967 al 1973)

Nei primi mesi del 1967 Vito Mancini e Walter Nicotera, come tanti ragazzi dell’epoca, si incontrano per fare musica in un club di via Liside : Vito Mancini al basso, Walter Nicotera alla chitarra ritmica. E’ un po’ poco per definirlo un gruppo ma è così che nascono I GLOM.

A loro si unisce quasi subito Mimmo Carrino, nato chitarrista, diventato batterista. L’ingresso di Nino D’Asti alla chitarra solista completa il gruppo per il quale lo stesso Nino D’Asti si inventa il nome GLOM, questa strana onomatopea presa dai fumetti di Topolino (GLOM è il rumore quando Paperino ingoia a vuoto).

Il gruppo si connota subito per una spiccata prerogativa: la bravura nei cori, oltre che sugli strumenti.

Nel ’68, a completare la sezione melodica, entra nel gruppo Gianmichele Mattiuzzo alla tastiera, provenienza Principi Azzurri (e case popolari di via Crispi 104, come Mimmo Carrino, del resto..).

Il tempo di farsi conoscere (serate, matineè  ecc.) e Nino D’Asti  vince un concorso in Magistratura e va via a Padova.

A gennaio 1969 entra nel gruppo il “piccolo” di età Enzo De Marco, 16 anni, anch’egli provenienza Principi Azzurri, chitarrista solista chiamato a sostituire Nino D’Asti. Il gruppo prende definitivamente il volo, conserva la sua anima melodica ma affronta anche il rock, il pop e la musica di provenienza estera. E cantano tutti.

Ormai conosciuto e stimato da tutti, il gruppo suona nei migliori locali della Puglia, divenendo un punto di riferimento per altri gruppi oltre che uno dei complessi di spalla preferiti dai gruppi italiani che all’epoca andavano per la maggiora, I Pooh in primis.

Il “complesso”, nella formazione più conosciuta, Walter Nicotera alla chitarra ritmica, Vito Mancini al basso, Mimmo Carrino alla batteria, Gianmichele Mattiuzzo alle tastiera ed Enzo De Marco alla chitarra solista, resta in piedi fino a giugno 1973.  Poi, per ognuno di loro, altre storie.

Vincenzo De Marco

La prima formazione: Vito Mancini, Mimmo Carrino, Nino D'Asti, Walter Nicotera

La prima formazione: Vito Mancini, Mimmo Carrino, Nino D’Asti, Walter Nicotera

La seconda formazione : Enzo De Marco, Vito Mancini, Mimmo Carrino, Walter Nicotera e (nascosto) Gianmichele Mattiuzzo

La successiva formazione : Enzo De Marco, Vito Mancini, Mimmo Carrino, Walter Nicotera e (nascosto) Gianmichele Mattiuzzo

Enzo De Marco e Vito Mancini

Enzo De Marco e Vito Mancini

Manifestazione a Rifreddo

Manifestazione a Rifreddo

Foto di gruppo con Farida Gangi

Foto di gruppo con Farida Gangi

L’ultima campanella…

L’ultima campanella…E’ suonata il 9 giugno. Ha chiesto di suonarla lui, il prof. Mimmo Carrino.Mimmo Carrino

Poi, la pensione.

Quando i suoi ragazzi hanno saputo, non ci hanno creduto. Hanno pensato ad una delle sue immancabili, incredibili boutade, o come si dice oggi su Facebook, ad una “bufala”.

Ed invece, no.

“Professo’, e mo’ ci fai piangere”…E giù lacrime.

“Ma come, mi avete fatto disperare per un anno ed adesso piangete…”

“Professo’, che c’entra, tu sei UNO DEI NOSTRI…”

“UNO DEI NOSTRI …”Questi ragazzi di Palagiano hanno conosciuto una parte di Mimmo Carrino.

 E se ne sono innamorati.

Professore, musicista, autore, pittore, scultore, scenografo: tutte le facce di questo grande tarantino.

E’ tornato da poco, dopo trent’anni vissuti a Pesaro, qui da noi.

 L’amore per la mamma Caterina ha vinto su tutto ed ha vissuto in questi ultimi cinque anni a Bernalda.

 Nel paese di Francis Ford Coppola. Soprattutto nel paese della mamma…  Che adesso non  c’è più.

Autore fervido, anarchico, non convenzionale, spirito libero e generoso, ha composto decine di canzoni  edite ed inedite.

Autore ed esecutore di “A fruskelona meje” e di  “ U vine du cippone” è famoso a Taranto soprattutto per questi brani leggeri e scanzonati. All’epoca vendette 40.000 copie.

 Oggi  per 25.000 copie danno il disco di platino…

Ma Mimmo è altro, soprattutto altro. Era un “GLOM”, era uno de “L’ORCHESTRA”. Ha scritto brani per sé e per altri.

La sua “firma” è su brani famosi, cantati da altri (anche se le leggi della SIAE all’epoca, come oggi, non consentivano ad un NON iscritto di essere citato sul vinile..)   

Prima di andare via da Taranto musicò “Arrevò  Pirre e spicciò a pakkie” e  “U’ guggione  da regine”, opere teatrali in lingua tarantina di Bino Gargano, con la Compagnia del Teatro Stabile di Taranto.

Cultore del dialetto tarantino, riversò il suo talento, i suoi umori  e le sue emozioni  in queste splendide opere. Ho ascoltato “le pizze” dell’epoca registrate su Revox: da brividi.

Ecco perché è restìo a parlare  della “Fruskelona meje”. Non disconosce l’esperienza, ma la ritiene semplicemente superata da altre mille esperienze.

E negli anni ‘70, la Rai. Il suo brano “Caruline” è la sigla di una bella trasmissione in 14 puntate su Rai2,  “Emigrati di lusso”, ideata e condotta da Paolo Grassi.

Poi, Pesaro. Un’altra vita fatta di esperienze artistiche di pregio.

Adesso rientra qui, a Taranto. Merita l’accoglienza riservata ai guerrieri spartani che rientravano dopo aver combattuto mille battaglie.

Mimmo “ha in dote” almeno venti brani originali inediti. Qualcuno veramente SPLENDIDO (quello a cui mi riferisco, in lingua tarantina).

Il dialetto tarantino: il suo primo e grande amore.  Non lo ha abbandonato, anzi.

Ha un progetto di valorizzazione del dialetto che mi coinvolge in prima persona ( e che coinvolgerà tante altre persone…) e del quale avremo notizie a breve. 

Ritornando alla campanella: l’hai suonata tu, il 9 giugno, Mimmo. A dispetto delle convenzioni…Salutato da chi ti ha conosciuto ed amato…

Hai vinto l’emozione che ancora ti prende, dopo tanti anni, quando ti si stringono accanto?  O quando sali in pedana?

Bentornato, Mimmo!

Sii spartano e tarantino…

E parafrasando un tuo brano: “Apre le uecchie, uagliò!”   

Vincenzo De Marco

Con i Glom

 

Il vinile originale

A teatro

 

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A teatro

 

 

 

 

Parlano di noi…musicisti “anni 60”, sessantenni…

Nella edizione nazionale del “Quotidiano”, pagina Cultura e Spettacoli, parlano di noi, musicanti e musicisti  “anni 60”, ormai sessantenni nel fisico, ma ventenni nello spirito… In tutti noi si è risvegliato il cuore, merito di questo libro e merito di Mimmo Coppola che è riuscito a radunarci, il 2 marzo, nella sua sala Cocco, per presentarci uno splendido progetto che prevede la “mission” di riproporci tutti su di un palco, il 5 luglio.

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni…

“Seduti in quel caffè…”, beat tarantino e Anni 60 a Confcommercio

Tu chiamale, se vuoi, emozioni…

Il ricordo di una Taranto che sognava  successo e boom economico. E di un grande, come Nucci Guerra, fra i fondatori dei 4 del Sud.

Seduti in quel caffè, con in tasca e nel cuore un sogno. Una serata al ritmo degli Anni 60, quelli fatti di “du-du-du-à” e “uacci-uacci-uali-dù”. Per una sera, quella dello scorso 20 Febbraio 2015, la sede di Confcommercio, in viale Magna Grecia, raccoglie un po’ di quello spirito, quell’emozione che solo quegli anni sono riusciti a sprigionare nel tempo. Lo spunto è l’ultimo libro di Claudio Frascella, “Seduti in quel caffè…Sognando Liverpool”. Insieme con l’autore, Leonardo Giangrande, presidente Confcommercio; Vincenzo Baio, assessore comunale; Antonio Biella, giornalista; Piero Massafra, editore. E c’è Franco Cosa, che chitarra e voce, canta “29 Settembre” e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Una serata curata da Simona Giorni per Confcommercio, e coordinata per la Scorpione Editrice da Alessia Amato.

Più che un incontro, è stata una festa. Garbata, educata, come quei sentimenti di una volta, come ha dichiarato l’assessore Baio. C’erano molti di quei protagonisti, ma anche chi protagonista non è stato, come musicista piuttosto che agente di spettacoli, titolare di uno scantinato, di un locale, si è sentito lo stesso partecipe della festa. Protagonisti non erano gli Anni 60 di cui spesso si parla, si sente parlare in tv. E’ stato il beat di casa nostra, per una sera, a fare da sfondo agli interventi dello stesso autore, dell’editore, dell’assessore che aveva portato i saluti dell’Amministrazione comunale, del presidente di Confcommercio, di un giornalista che quegli anni li ha “suonati”. Il libro è un tributo alla storia della città, alle vicende di una Taranto che non sempre ha mostrato memoria per i buoni sentimenti. E alle chitarre mute, le batterie ricavate dai fustini di detersivi, piuttosto che dagli scivoli di alluminio delle tende. Strumenti che, insieme, meritavano una serata speciale.

Quella raccontata era una città ai bordi, mica tanto, della quale stava sorgendo il primo impianto siderurgico europeo, per dimensione il secondo al mondo. E gli ex ragazzi si misuravano con cartoline verdi (la “chiamata” al servizio di leva) e le pressioni dei genitori, che ambivano a sistemare i propri figlioli con “il posto sicuro”.

Fra il pubblico, protagonisti di quegli anni, naturalmente commercianti, professionisti, rappresentanti le istituzioni. Gente in vista, che nei Sessanta ha scelto una strada diversa, senza mai rinunciare a seguire i protagonisti tarantini delle sette note. Giudici, funzionari, direttori di banca, architetti. E pensionati, di Arsenale e Ilva, all’epoca “Italsider”.

C’erano i protagonisti di quei tempi, i 60, con qualche capello in meno o più bianco “che più bianco non si può”.

Si è parlato, dunque, dei complessi beat dell’epoca, di un sogno accarezzato, di aneddoti da farci un film, anche due, nonostante il libro di Frascella, fra racconti e foto, di pagine ne abbia qualcosa come duecentotrenta. Giangrande si sofferma su un capitolo, quello che riporta le decine di imprese cittadine, piccole e grandi, che oggi non ci sono più. Alla luce di quella evoluzione, il numero uno dell’associazione di categoria parla di un sogno svanito nel nulla, venduto a un benessere effimero, oggi traballante.

Si parla di Pettirossi, Condors, 4 del Sud, Skyhawks, Les Amantes, Glom, Nobili, New Harlem, Spettri, Vendicatori, Diamanti, Dinamici, Gold Men, Principi Azzurri. E via discorrendo, perché il resto è tutto fra le pieghe del libro e della memoria di quei protagonisti. Perché durante la “reunion” di presentazione ufficiale di “Seduti in quel caffè…”, vengono fuori altre storie, altrettanto divertenti quanto quelle raccolte nella quarta opera di Claudio Frascella.

Biella racconta la sua esperienza di “Pettirosso per un giorno”, di una foto in posa per il manifesto, in sostituzione di un batterista, Aldino Venere, che riprenderà il suo posto dietro rullante e grancassa. Fra il pubblico, Mimmo Sportelli, cantante dei 4 del Sud, sostituito da Giuliano Mallito, altra bella voce a quei tempi, Franco Tassano, prima con i Dinamici, poi fotografo per trent’anni di TV Sorrisi e canzoni. Con loro, un tris di Peppe: Peppe Scarciglia, Peppe Fiore e Peppe Trani.

Peppe e  Piero

Piero Provinzano, con “suo fratello” Peppe Trani.

Nel libro, non solo musica. C’è la Taranto beat, come quella dei Sessanta. I cinema e le arene, le imprese di quei tempi e i quartieri, i locali invernali e quelli estivi, i lidi e i juke-box, le serate al Red Sky e quelle in casa, le “feste a componente”. C’è una Taranto che comincia a fare i conti con boom e progresso, ma fa ancora ricorso a cambiali e “libbretta”. Davanti a tutto e, talvolta, sullo sfondo per lasciare spazio ad altre storie ed emozioni della Taranto di una volta, loro, i complessi musicali. Fra London, Stiva e Red Sky, via D’Aquino e il bar Antille, proseguendo con Royal Bar, La Sem e La Raquette. Una, dieci, cento storie.

E la ristampa di un libro fatto di sentimenti con galleria fotografica con una dedica speciale a Piero Provinzano, batterista di Nobili e New Harem, scomparso lo scorso gennaio, proprietario di un archivio infinito, parte del quale è stato pubblicato in una breve, ma succosa galleria fotografica.

A fine serata è giunta la notizia della scomparsa di Nucci Guerra, uno dei 4 del Sud. Apprezzato in ambito musicale, aveva avuto modo di confrontarsi a livello nazionale con la musica che conta. Nonostante Adriano Celentano gli avesse proposto l’ingresso nel Clan, Guerra declinò l’invito. Tornò nella sua Taranto in veste di dirigente presso la Shell. L’ultimo saluto al maestro Nucci Guerra, parenti e amici lo hanno tributato sabato scorso in una chiesa di Martina Franca.

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NELLA FOTO, DA SINISTRA: Peppe Fiore, Aldo Venere, Mimmo Sportelli, Pino Scarciglia e Franco Tassano

 

 

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LA MIA SCUOLA… (vista e realizzata da un alunno).

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Beh, eccola realizzata, con materiale riciclato,dalle mani d’oro di Gabriel SALVATORE, con l’aiuto di quelle della sua mamma, la signora MONICA. Che dire? Sono senza parole. Un lavoro magnifico, dove fa capolino la maestrìa, la competenza  ma soprattutto L’AMORE  per questa scuola, la loro e la mia.

Un plastico eccezionale, realizzato interamente con materiale riciclato. Visto da vicino mette i brividi, talmente realistico che ti aspetti  di veder uscire dalla porta, da un momento all’altro, alunni e docenti… Grazie del regalo.

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