Me lo aspettavo…

Me lo aspettavo…                                                                                             Vincenzo De Marco ristampa libro

Bellissimo libro. Centrato, aderente alla storia di quegli anni, ben scritto, a tratti  dolcemente malinconico, a tratti ironico e fragrante, a tratti commovente. 

Un lavoro appassionato, quello di Claudio Frascella, un’opera che rimane: un grazie all’autore per questo lavoro appassionato, per i sorrisi che mi ha strappato, per le lacrime che mi sono spuntate in fondo al libro, quando mi sono sentito il giovane Piero in quel letto caldo…

E grazie al caro Piero Provinzano che lo ha fortemente voluto

Piero Provinzanocopertina ufficiale

Seduti in quel caffè…

copertina ufficiale

Seduti in quel caffè…

E’ arrivato, è qui.  In realtà è come se lo fosse: dispongo dei primi, importanti indizi…E DELLA COPERTINA… A giorni  in TUTTE  le librerie. 

Poco prima di un brutto anniversario, quel 13 gennaio che ci ha portato via Piero. Piero Provinzano. C’era, nei suoi sogni, questo libro. QUESTO  ERA IL SUO SOGNO, IL SUO LIBRO.Piero Provinzano

 Più volte gli avevo chiesto foto per il mio blog, sempre cortesemente negate: aveva preso un impegno con Claudio Frascella  e intendeva portarlo a termine. Corretto e rispettoso come sempre.

C’è Piero, in questa prima, personale presentazione in anteprima del libro: tra me, Claudio, Peppe Trani (il suo migliore amico, “un fratello”) e tanti, tanti amici, con il suo miglior sorriso, stampato in volto a godersi la sua tanto agognata  “creatura”.

Tante, tantissime foto, a cui Claudio Frascella, con delicatezza, tatto, malinconia ed ironia, ha dato un senso,  una spiegazione, una “dimensione”.

In tanti, con le nostre testimonianze, colorite e “colorate”, abbiamo contribuito alla realizzazione  di questo splendido libro.

  Talvolta, nei nostri racconti fatti a Claudio, nello studio di Piero, davanti all’immancabile caffè, la malinconia ci ha preso  la mano, trasformando le nostre fantasie in verità verosimili… Perché tutti ci sentivamo un po’ Ringo, un po’ Paul…

Ci ha pensato la fantasia e l’ironia di  Claudio Frascella a riportarci lì, da dove siamo partiti, quei club  fumosi  ed oscuri nei quali la musica era il pane, le ragazze il companatico…

 Ci siamo tutti, quasi tutti. Inevitabilmente qualcosa è potuta sfuggire.

In questo tuffo negli anni ’60, per noi quasi tutti vicini ai “sessanta”, questo libro è una spruzzata d’oro sui  nostri capelli d’argento ….(Tranne per chi si ostina a tingerli…).

In quegli  anni, i club , i  concorsi della Eko al cinema Orfeo, il senso di appartenenza al proprio gruppo, non avevano contribuito ad unirci, a renderci “comunità musicale”, come, per fortuna ,oggi avviene tra i giovani musicisti.

 Eravamo sempre in competizione. E ci consideravamo sempre i più bravi…

 Claudio Frascella, in questo, giustamente, non si esprime. Non è questo l’intento del libro. Non è una Bibbia: è il lavoro di un ottimo  cronista.

Enzo De Marco.

    (vedi anche)   http://maestrovincenzo.altervista.org/joomla/

Se ti abbraccio non aver paura…

 La storia di un lungo viaggio negli Stati Uniti, alla riscoperta di un rinnovato rapporto tra un padre ed il proprio figlio affetto da una forma di autismo.

Un viaggio emozionante, fuori  ed  all’interno di se’ stessi , fatto di splendidi scenari, soprattutto interiori. Una storia vera, che emoziona e fa riflettere ,splendidamente raccontata da FULVIO ERVAS. Una storia  ed un libro da leggere e da “vivere” e che ogni insegnante dovrebbe avere sul comodino o nel cassetto della cattedra…

 

https://www.youtube.com/watch?v=Uf0hgEEZt2E

 

Lunedì 13 gennaio 2014, ciao Piero!

Puntuale a tutti gli appuntamenti, Piero Provinzano, motore di un progetto che sta diventando libro (“Seduto in quel caffè…”), ci ha rifilato un brutto “bidone”. Il peggiore che potesse fare agli amici. Non si è presentato, ci ha dato – si dice – “buca”. Hai voglia ad aspettare Piero. Lo si sarebbe già visto all’orizzonte, alto com’è. E, invece, “Piero? Dov’è? Possibile che siano già le otto del mattino e non si veda ancora?”. E’ a quell’ora, invece, che sul cellulare arriva uno di quegli sms che non vorresti mai leggere, campassi cento volte. E’ di Peppe Trani, suo compagno nel suo primo complesso, i Nobili. I due sono inseparabili da quasi cinquant’anni, tanto che il giorno prima, domenica 12, erano stati ancora insieme. L’sms. “Caro Claudio, purtroppo devo darti una notizia devastante:

il nostro caro amico Piero stamattina  ci ha lasciati”.

Alla vigilia del completamento del libro, con un colpo di scena. Nemmeno lo avesse studiato per sorprenderci, lui che era così misurato, affettuosamente prevedibile. Alle sei e mezzo del mattino, all’insaputa di tutti, ma proprio tutti, ha preso “piatti” e rullante, e ci ha salutati. Da “lassù”, come ha detto don Marco Gerardo della chiesa del Carmine nella sua omelia del pomeriggio di martedì 14, ci starà guardando, col suo inconfondibile sorriso. Quel sorriso ci accompagnerà come un’ombra. Non a caso agli amici avevo chiesto subito di darci da fare e trovare il modo per accompagnare Piero, nell’ultimo viaggio con “The shadow of your smile” di Johnny Mandel.

Il “nostro” la conosceva perfettamente. Anche se non era una canzone che lo scatenasse alla sua batteria, Piero la eseguiva volentieri. Per un motivo molto semplice: più che emozionarlo, quella canzone gli faceva “arrizzicàre le carni”. E come dargli torto.

E, allora, giro di telefonate con lo stesso Peppe Trani, poi con Bruno Buccolieri che conosce la persona giusta, Gaspare Urgesi, un giovane musicista grottagliese. Bravo? Di più. Per completare l’idea, ci vorrebbe un “tappeto” alle tastiere, anche se andrebbe già bene così, ci metterei la firma. Allo scadere sembra che non se ne faccia più niente, conferma Giammichele Mattiuzzo. Invece, ecco che “Pierino” mette le cose al loro posto. Non sappiamo quali pedine abbia mosso da “lassù”, ma ci piace pensare che con la sua bonomia abbia persuaso perfino qualcuno di importante. Gaspare sbuca dal nulla, soffia nel suo sax, incanta tutti, si avvicina a Piero e ci fa piangere di gioia. Si arrampica sulle note. La sua versione è struggente, come può esserlo un pianto al momento del distacco.Piero Provinzano (a sinistra) batterista dei Nobili e dei New Harlem, insieme con il maestro Silvano Chimenti, per trent'anni primo chitarrista nell'Orchestra Rai, e negli anni '60 leader dei Planets, uno dei gruppi tarantini famosi all'epoca. Ci consola che l’ultima opera di Piero, fatta di una insostituibile regia, con la raccolta di centinaia di foto e numeri telefonici raccolti in dieci anni, resterà scolpita in modo indelebile nella nostra memoria. Come se fosse il cartello di una via col suo nome. Grazie per aver ricordato a questa città quegli anni.

Senza di te non ne  sarebbe rimasta traccia. Ciao, Piero.

Claudio Frascella

I QUATTRO DEL SUD

Non erano grandi frequentatori del Bar Antille, dove, in realtà stazionavano tanti musicisti  ma anche tanti perdigiorno. Loro erano “I QUATTRO DEL SUD”,  veri protagonisti della scena musicale tarantina. Ognuno di loro già lavorava e non aveva il tempo di stazionare davanti ad un bar.

Mi riferisco alla formazione tipo di  “Stasera pregherò” e della “La marcia della gioventù”:

MIMMO SPORTELLI, NUCCI GUERRA, GIUSEPPE SCARCIGLIA, CARLO (per i più CARLETTO) CASTELLI.

Parlo di questa formazione per averla “vissuta” direttamente in seconda pedana con  “I Principi Azzurri”, prima che approdassi ai GLOM. Mi scuseranno i componenti di formazioni successive, o precedenti, ma “I QUATTRO DEL SUD” per me sono questi. Parliamo degli anni che vanno dal 1965 al  1970. Approdano a questa esperienza dopo aver dato vita ai “Condors” negli anni ’60.

La loro partecipazione al Cantagiro e le fortunate performances, particolarmente al mitico “RED SKY” di via Argentina, costituiscono qualcosa che, chi ha i capelli brizzolati come me, ricorda. Con sincero piacere. Mi piacevano.

Costituiscono il punto di riferimento di tutti i gruppi tarantini dell’epoca. Erano “speciali”.

Ognuno di loro era “speciale”.

MIMMO SPORTELLI: la voce calda ed impostata a cui si sono ispirati molti cantanti tarantini. Chi dimentica il suo “Stasera  pregherò”? E poi una “pennata” ritmica (come dicevamo in gergo)  precisa ed elegante. Sorretto da un’ottima tecnica, sapeva armonizzare sound a volte teneri, a volte aggressivi.

NUCCI GUERRA: un maestro. In tutti i  sensi. Prima dal suo Vox, poi dal suo Professional e poi dal suo Hammond sapeva tirar fuori tratti eleganti, grintosi, tecnici ed avvolgenti allo stesso tempo. Assistito da tecnica sopraffina, dava “anima” alle sue performances con puntuali richiami al jazz, al funky, al rock. E poi, il suo trombone….Altra meraviglia di classe.

CARLO (Carletto ) CASTELLI: un fior di batterista, preciso, deciso e creativo. Dotato di ottima voce, si spartiva la scena di cantante con Mimmo Sportelli, eseguendo brani che spaziavano da “If i coud do it all over again” a “M’hai fatto credere” di Leali (mi auguro di non sbagliare). E poi….la verve!

GIUSEPPE SCARCIGLIA: bassista morbido ed al tempo stesso funky, preciso e professionale sullo strumento. Era una delle menti del gruppo, nel quale curava la parte organizzativa. Era colui che si interfacciava con i gruppi di seconda pedana e probabilmente anche con i titolari di locale.

Chi vuol fare solo una  rassegna fotografica di quegli anni e di  quei gruppi, sbaglia.

Occorre  parlare del valore musicale dei gruppi e dei singoli, di atmosfere e sensazioni che ci riportano ad anni certamente più spensierati, ma non per questo meno problematici degli attuali. E poi, i profumi, i colori….Chi dimentica  i separe’ del Red Sky? E i suoi tendaggi di velluto rosso? E la mustang rossa di Mimmo Sportelli? (se la comprarono tutti….)

Chi dimentica lo scopritore e produttore dei Quattro del Sud, il mitico dott. Lombardi?

La partecipazione al Cantagiro, con due suoi brani, fu il suo fiore all’occhiello.

La sera della loro esibizione a Taranto eravamo tutti attaccati alla tivù. Presentarono “La marcia della gioventù’” brano gradevole e ritmato. Ma se proprio devo dire la mia, se avessero presentato il lato B , “Stasera pregherò”, brano più dolce ed accattivante, avrebbero ottenuto più riscontri…

Bene, i miei ricordi finiscono qui. L’articolo non finisce qui. Aspetto  foto, ricordi, testimonianze, pettegolezzi. Anche da bar. …Da Bar Antille…

Ieri, in primo piano c’erano loro. Auguri!

Una giornata davvero fuori dal normale. In primo piano c’erano loro, mio figlio e la sua “metà”  che finalmente si completano….Ed un caldo africano che ha “scaldato” i nostri vestiti. Ed i nostri cuori.

Non sapevo che la parola originale (tradotta successivamente con “costola”), nei testi antichi significasse “metà”; la traduzione successiva “costola” aveva in qualche modo sminuito, secondo me, il ruolo della donna. Le prime traduzioni, dai testi antichi, dunque, parlavano  di “metà”….Beh, mi sembra più giusto. Con i rigraziamenti doverosi al sacerdote officiante,  che ha aggiunto garbo ed intelligenza alla sua predica già di per se significativa.

Sono orgoglioso come padre di aver contribuito alla unione di questa due metà, che formano un corpo solo ed un anima sola….E gratifica le mie certezze di insegnante di matematica: metà più metà fa UNO.

Primo piano, dunque, per Daniele e Nadia e per il grande impegno che hanno profuso per raggiungere gli obbiettivi che si erano prefissati……

E  primo piano per il mio sigaro cubano, promessomi da Marcello e fumato in serata, dopo la bellissima festa nel bellissimo Castello Monaci. Era una sorta di “promessa” che ci eravamo fatti:  un premio per me e per Marcello, per i nostri sforzi e per la passione che anche noi abbiamo messo nella circostanza.

La stessa passione e lo stesso sforzo (forse triplicato….) che  hanno messo Teresa e Maria, LE MAMME: loro non fumano il sigaro, ma tutti, mentalmente ed effettivamente, le abbiamo applaudite.

“Il sesto elemento.”

Fu dura sostituire Gianmichele, ad un certo punto “volato” negli Showmen. Un volo alto, per lui, da noi, però, sinceramente incoraggiato. Perdemmo sicuramente “una voce” ed un punto di riferimento.

Occorreva un tastierista altrettanto valido. Ci guardammo attorno e ci piacque Massimo Capurro.

Ci colpì la sua educazione, il tatto, l’equilibrio, la “misura” (anche musicale……). A noi, artigiani ed “equilibristi” della musica, il suo “dieci dita dieci” , senza guardare la tastiera, ci impressionava.

Con umiltà si inserì in un contesto a lui nuovo.

Noi che, “saltimbanchi” della musica, improvvisati ad arrampicarci in improbabili (ma non per questo meno efficaci) “scale”, sempre in difficoltà a dare un nome ad un accordo (“Ce po’ essere quiste? Na quinta o na diminuite?”), un fraseggio od una “svisa”, trovarci di fronte un “maestro” diplomato in pianoforte, anche se travestito da “ragazzino per bene” ci metteva in difficoltà.

Ma era una sfida che avevamo accettato e ci stimolava.

E poi ci fu il travaso. Massimo ci arricchì di tecnica, noi lo arricchimmo di estro. Quando l’estro incontra la tecnica avviene il capolavoro.

Le sue “dieci dita dieci” si muovevano tutte sulla tastiera, sempre allegramente.

Senza quasi mai guardarla.

E poi…. la sua serenità. La sua allegria.

E poi, l’avventura dell’ “Orchestra”, di quel trio inventato da Mimmo Carrino, (Mimmo, Massimo ed io), le serate con un pianoforte trasportato in giro per la Puglia, per la gioia dei facchini che ci sacramentavano contro.

E poi…. il suo equilibrio, la sua risata contagiosa……

Ieri Massimo se ne è andato, in silenzio.

Mi resta il ricordo della sua risata contagiosa, fissata prepotentemente su vinile, in coda a “U vine du cippone”,quando io e lui, impegnati in sala di incision nel coro “vino, vino” a sostenere Mimmo, scoppiammo a ridere nel vedere Taccogna, il nostro produttore del tempo, rosso in viso,impegnato ad imitare un ubriacone, con l’enfasi di chi sta chiudendo un disco dopo una giornata faticosa in sala di incisione.

Ciao, Massimo. Mostra agli angeli, come si suona.

http://www.youtube.com/watch?v=TivS1eayEEc

“Gli automezzi…dei Glom”

Questa non è solo una rassegna fotografica dei mezzi che utilizzava il gruppo dei Glom.

Ognuno di questi mezzi ha una storia, qualche volta legata ad un episodio, qualche volta legata al suo proprietario.

La Glom…macchina colorata, ad esempio: il tetto è opera del genio artistico di Mimmo Carrino.

In occasione della prima promozione del Taranto in serie B, tutta Taranto ammirò questa splendida Bianchina, dentro la quale cinque pazzi (noi) cantavano, a cappella, “TA – TA -TA – TARANTO IN B”, sull’aria di “Barbara Ann” dei Beach Boys………  watch?v=ynoCrgl2gj0

 

La Glom…macchina (….veramente era la macchina di Walter….)

 

 

La "vasca da bagno capovolta..."(la macchina di GianMichele...)
La “vasca da bagno capovolta…”(la macchina di GianMichele…)

 

 

La “500” di Rodolfo………..

 

 

Il Volkswagen “bulli” di Renato………..

 

 

Il Volkswagen “bulli” di Vittorio………..

UNA VITA DA PRECARIO………….

-“Mamma! Che ci fai qui?!? Come hai fatto a venire qui?”

– “Che ci fai tu qui? Non dovevi tornare a fare l’insegnante, come mi avevi promesso?

Perché continui a fare questo lavoro? Posso essere qui, stai tranquillo, ho i permessi necessari”….disse mentre si asciugava una lacrima.

Questo dialogo si svolgeva una, notte di estate del 1995 ,tra Elio (“una vita da precario”, si era ritenuta “spiritosamente” in dovere di pontificare una giovane giornalista rampante, il giorno in cui lo aveva intervistato durante una inchiesta anonima), e sua madre, morta sette anni prima, prematuramente, senza aver potuto vedere realizzato il sogno della SUA vita (e probabilmente di suo figlio Elio).

Era tornata per pochi minuti sulla terra da suo figlio, forse per davvero, forse solo nella testa e nel cuore di Elio. Compunta, umile e dimessa come sempre, bella e profumata come il pane caldo.

Lassu’ Le era stata concessa una deroga, una sorta di vacanza premio. Tra mille anni di Paradiso e rivedere cinque minuti il suo figliolo più sfortunato, aveva scelto quest’ultima possibilità.

Elio aveva superato da poco i quarant’anni. Sposato, due figli, un lavoro anonimo, a volte redditizio a volte da spararsi.

“ Non farò mai il rappresentante!”, aveva dichiarato diciottenne, quando in quegli anni ‘70, assieme ai capelli, crescevano le speranze di un futuro migliore, fatto di lotte, di sogni da realizzare , di spazi e certezze da conquistare…

Aveva finito per fare proprio il rappresentante….

Per necessità….. Per pigrizia…

Per diversi anni aveva espresso la sua creatività nella musica.

Era timido, si raggomitolava sulla chitarra, ma la mano volava, mordeva il manico, tirava le corde, che miagolavano armonie graffianti e penetranti… .

Era bravo, dicevano. Qualcuno, esagerando, lo considerava un vero talento.

Elio era incazzato, con se’ stesso e con tutto il mondo.

Poi, la normalità, che uccide la fantasia. Famiglia, figli, macchina, vacanze,ciao!

Ci facciamo una pizza? Ed il lavoro:

“Buongiorno! Sono l’Agente della ditta…..Ha mai pensato di…. Ha mai pensato di…”

Hai mai pensato di farla finita?

“Figlio mio: la promessa! Non tergiversare, come hai sempre fatto! La promessa!”

Elio, qualche mese dopo, rifece un Concorso, a quarantatrè anni, per ritornare ad insegnare.

Superò il concorso, ma nei quattro anni successivi furono immessi in ruolo poche unità (trentaduemila concorrenti, sedici posti…). Ne’ d’altronde Elio poteva accettare supplenze di qualche settimana: aveva comunque una famiglia di quattro persone a cui badare.

Deciso a rispettare la promessa, ripetè l’ultimo Concorso nel 1999. Prova scritta ampiamente superata.

Alla prova orale Elio si presentò con i suoi quarantasei anni, una borsa di pelle ed un vestito di lino. Un perfetto rappresentante: il rappresentante di sé stesso.

E’ molto difficile spiegare quello che successe. Elio, a distanza di anni, non riesce a conservare la calma.

L’approccio con la Presidente di Commissione non fu affatto buono. Elio fu scambiato per quello che non era (magari uno Statale presuntuoso, con il prurito del cambio di lavoro….vero, Presidente?). E fu punito, con sette punti di decurtazione (sette punti di sutura sarebbero stati molto meno dolorosi…).

Fu il Commissario di Inglese (…che cos’eraquello strano profumo di pane?!?…) ad inseguire Elio che, sacramentando furibondo per i corridoi di una scuola anonima, aveva deciso di scappare via e di non proseguire più l’esame….

Elio proseguii.

Grazie…Commissario. A fine esame Il Commissario disse, ispirato, alla Presidente: “Dietro alle apparenze, dietro ogni persona, si nasconde una storia che spesso è la “Storia”.

Quel giorno Elio decise di affrontare la vita e di andare a prendersi il sogno. Consapevole che avrebbe atteso ancora anni per l’immissione in ruolo, lavorò con pazienza e con determinazione in altri ambiti, sino al 2005, quando una malattia voleva portarselo via.

Sua madre si giocò altri mille anni di Paradiso ed Elio guarì. Cominciò ad accettare supplenze.

“Dove sei stato tutti questi anni?”, era il refrain che si sentiva ripetere da colleghi e dirigenti.

Non rispondeva: aveva voglia di riprendere la chitarra, di tirare e martirizzare le corde miagolanti…

Oggi Elio è in ruolo, dal 2007. Sette anni, gli sono costati quei sette punti.

Insegna in una piccola scuola di provincia.

E’ felice, perché insegnare è la sua vita. E’ amato da piccoli e grandi.

Ha portato nella scuola la sua vita e la sua esperienza. Ha portato la Musica, il Colore, i capelli bianchi, la gioia di vivere, l’amore ed il sorriso.

Quando passa nei corridoi si sente uno strano profumo di lavanda e di pane caldo………..

Ha portato con sé anche quella signora dai capelli bianchi che, in cambio di ogni giorno con suo figlio, rinuncia a mille anni di Paradiso…..

Enzo De Marco

RECENSIONI

 

Post n. 2

Angela Ferilli ha scritto il 11 aprile 2009 alle 11.19

I mille anni di Paradiso per cinque minuti o per un giorno alla volta col figlio, di questa mamma dai capelli bianchi che odora di lavanda e di pane caldo, attaccano direttamente il plesso solare e fanno affacciare le lacrime, immediate… la prima, la seconda, la terza volta.
Si “sente” l’alternanza dei sogni e delle costrizioni, delle illusioni e delle delusioni, della speranza e dell’amarezza di Elio… e un filo conduttore: la mamma. Figura quasi più presente dopo la morte.
Un inno alla forza dei sogni. Un inno alla vita oltre la vita. La certezza della continuita’ fra questo mondo e l’altro.
Ben scritto. Manda input tali da lasciare sufficiente spazio ad immaginare tutto il non detto. Emozionante.
10

Post n. 3

Giuse Alemanno ha scritto il 11 aprile 2009 alle 14.41

mi ha suscitato un desiderio che si risveglia raramente: quello di voler conoscere la persona che ha scritto le parole che ho letto. giunga come complimento questo sentimento al signor enzo de marco.
se fosse completamente spolverato anche dagli ultimi granelli di retorica sarebbe, per me, perfetto.
voto 9,5

 

Post n. 4

Antonietta Malangone ha scritto il 11 aprile 2009 alle 14.57

Non mi accingo a fare alcun commento ,però mi ha colpito qualcosa ,in questo racconto che sà di verità, il sogno di sua madre che si avvera, non per lei ma per suo figlio.

8

 

 

Post n. 5

Maria Palumbo (Italy) ha scritto il 11 aprile 2009 alle 16.00

é tutto vero, dalla rincorsa ad un posto che non sia da precario che sembra un sogno irrealizzabile , e l’amore materno che è oltre la vita,anzi oltre la morte. Mi ha commossa. 10

 

Post n. 6

Corrado Blasi ha scritto il 11 aprile 2009 alle 17.11

All’inizio mi è sembrato di leggere un articolo qualunque su un giornale qualunque. Poi le immagini si sono fatte pian piano più nitide fino a diventare una fetta di quella realtà che effettivamente ci circonda, e non parlo solo dei precari di un tale posto di lavoro, ma dei precari nella vita, quelli che aspettano con pazienza che qualcosa cambi….
Ho rivisto così mio padre, mio fratello (che ormai non sono più) ed infine, perchè no?, me stesso.
Reale, scorrevole, sincero. Voto 8

 

 

Post n. 7

Gianni Cellamare (Italy) ha scrittoil 14 aprile 2009 alle 8.27

bello..odoroso e vivo…tra i piu’ belli

Voto: 9

 

 

Post n. 8

Vincenzo Tavella ha scrittoil 14 aprile 2009 alle 9.28

e dire che adesso vogliono chiudere la porta a migliaia di precari che hanno insegnato anni nella scuola.

8 per la dolcezza

 

 

Post n. 9

Miriam Putignano ha scrittoil 14 aprile 2009 alle 10.31

L’argomento è carinissimo. E mi ci sono ritrovata parecchio.
Alcuni punti, però, sono un po’ involuti e difficili da leggere.
7

 

 

Post n. 10

Saverio Forte ha scrittoil 15 aprile 2009 alle 21.54

E’ arrivato, ottimista, potente, resistente.
Mi ha emozionato, e pensare che ero partito con il pregiudizio.
E’ vero alcuni punti sono difficili da leggere ma il messaggio e’ arrivato

Voto 10

 

 

 

Post n. 11

Lucrezia Maggi ha scrittoil 18 aprile 2009 alle 14.56

Lodevole . Mi piace . 9

 

 

Post n. 12

Gabriele Candido ha scrittoil 19 aprile 2009 alle 19.59

Mi piace. Secondo me hai le potenzialità per fare molto di più. voto:8

 

 

 

 

 

Post n. 15

Angelo Cardellicchio ha scrittoil 6 maggio 2009 alle 21.20

8.58

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Venerdì 19 giugno 2009, ore 18.30

Libreria Gilgamesh. Taranto

Consegna dei premi per il Concorso “Racconti brevi”

“Il senso della Vita”

Direttamente da Facebook 20 racconti in gara scritti da:

Giuse Alemanno, Adriano Calzolaro, Gabriele Candido, Nicola Causi, Gianni Cellamare, Monica Corallo, Enzo De Marco, Angela Ferilli, Saverio Forte, Roberto Iannetti, Lucrezia Maggi, Antonietta Malangone, Fabiano Marti, Francesco Nikzad, Maria Palumbo, Maria Pia Romano, Giuseppe Solo, Franca Tommasi, Marina Ventura, Paola Vitucci.

Giuria composta da:
Angela Ferilli, Giovanni Amodio, Corrado Blasi, Angelo Cardellicchio, Miriam Putignano.

In questa circostanza, per effetto delle preferenze espresse , a questo racconto breve è stato assegnato il 1° Premio dalla giuria popolare di Facebook.   Ringrazio adesso, per non averlo fatto prima: la cosa mi ha riempito di gioia, oltre che di legittimo orgoglio.