UN ALTRO ANNO E’ PASSATO……

Lo scorso anno, per effetto della “magnifica” riforma Gelmini, (sarà probabilmente ricordata negli anni quanto la riforma Gentile…..ma solo per gli effetti devastanti che ha creato e creerà, in particolare, nella Scuola Primaria ……),l’anno scorso, dicevo, fui costretto ad abbandonare la Scuola dove ero titolare.

Mi toccava emigrare,con sincero dolore, perchè nella mia “casa” S.Elia di Grottaglie avevo lavorato con sincera abnegazione, amando e venendo riamato sia dai miei bambini, sia dai miei colleghi: “tirare a campare” non è mai stato nel mio DNA….

La Scuola che, in qualche modo, mi era toccata “in sorte” era la G. RODARI di Palagiano, una scuola, sulla carta, come tante, un Circolo Didattico che diventava autonomo proprio l’anno scorso. Una scuola di frontiera, sembrava. Ma tant’è, mi dicevo, un anno passa presto…

……..E’ passato troppo presto. Ed è stato come un uragano, che ha travolto la mia vita. Sono una altra persona dopo questa MERAVIGLIOSA (qui uso un termine caro ad una collega, termine però troppo spesso abusato….) esperienza.

Era sì, una scuola di frontiera, se intendiamo però per frontiera il limite oltre il quale c’è una nuova terra, un nuovo mondo. Un mondo fatto di incontri importanti per la mente, per lo spirito, per il cuore. Un mondo aperto, solidale ed affettuoso.

Oggi, che, sempre per effetto della riforma e “complice” un serio problema di salute, quasi certamente torno a casa (quella anagrafica), avverto un senso di grandissimo vuoto.

Mi mancheranno i bambini delle mie due quinte, per i quali, durante la cena di fine d’anno, ho pianto… Molti di loro piangevano…… Ministro, NON AVRAI MAI QUESTO REGALO….. Questa estate, qualcuno di loro ha pregato davanti ad una Madonnina, affinchè mi proteggesse da una delicata circostanza……e il giorno prima di una pericolosa indagine medica, mi ha mandato un messaggio per dirmi di “stare tranquillo,perchè la Madonnina ascolta le preghiere dei bambini…….” Grazie, Sarah. Grazie Alessia………. .CHE COSA NE SAI, MINISTRO?..

Mi mancherà la mia giovane collega Rocchina Gentile, una sorella, una figlia, una mamma, a seconda delle circostanze: cosa vuoi che sia l’anagrafe per lo spirito e per l’anima?……Niente, meno di niente. Una frontiera inesistente….

Mi mancherà la mia giovane collega Mina Milano, “responsabile” (assieme a suo fratello il dottor Egidio) di un incontro“premonitore” in una stanza d’ ospedale a Taranto……..

Mi mancherà Maria, grande collaboratrice scolastica, una figura rassicurante, la memoria storica di una scuola e di un modo fraterno di intenderla…..E il profumo del suo caffè….

Mi mancherà Antonio,un collaboratore scolastico, un fratello, quello che per primo mi disse: “ Maestro: non mi piace come zoppichi. Approfondisci la cosa. Ti do’ io un indirizzo……..Aveva ragione.

Mi mancherà il dirigente, il prof. Preneste: puro,leale, disinteressato, battagliero, onesto nel cuore e nella difesa di VERI IDEALI.Qualcuno lo riteneva, a torto, troppo intransigente: quando qualcuno trasmette VALORI, occorre che i medesimi ispirino il suo operare e che il lavoro di tutti sia “DI TUTTI E PER TUTTI”………… E in una scuola di frontiera occorre che la prima frontiera ad essere abbattuta sia quella del pregiudizio: il prof. Preneste non ha alcun pregiudizio. E la sua, LA NOSTRA Scuola ne è lo specchio fedele.

Grazie, comunque a tutti i colleghi, anche a quelli che non ho citato. Ognuno di loro mi ha comunque donato un sorriso, un gesto, un saluto……insomma…“ una piccola cosa bella.” Perchè “sono le piccole cose belle, che fanno bella la nostra vita………….”

 

Alessia, “il fenomeno” Rosinka…

Arrivederci, S.Elia!!!

DEDICATO:

  • Ai colleghi insegnanti, quelli che mi hanno voluto bene dal primo giorno incondizionatamente e che si sono tanto prodigati quando non stavo bene;

 

  • Ai miei alunni di prima, di seconda di quarta e di quinta, di quest’anno e dello scorso anno. A questi ultimi, avrei voluto dedicare la foto sopra, senza aver dovuto oscurarla per il rispetto della privacy. Spero che ognuno di loro si riconosca, non nella foto, ma nei valori che CI siamo trasmessi. io a loro , loro a me;

 

 

Sono le “Piccole cose belle…” che fanno bella la nostra vita……

 

ARRIVEDERCI!

dal maestrovincenzo

“Vito!!!…. ti svito!!!” Vito

Vito Mancini

Era innegabilmente il più bello del gruppo. Era, con un paragone un po’ pretenzioso con i grandi Camaleonti, il nostro Tonino Cripezzi. Il nostro Vito Mancini.

Riscuoteva un notevole successo personale tra un pubblico femminile che intanto vedeva in lui “un bel vedere”, oltre che essere attratte da una sicura raffinatezza. Lo sapevamo anche noi del gruppo ed un po’ ci rodeva…….

Aggiungiamo poi che da sempre Vito, insieme a Mimmo, era una delle due voci leader del gruppo. Il suo repertorio personale spaziava da brani raffinati in lingua inglese a brani accattivanti in lingua italiana. Aveva inoltre un falsetto ”strepitoso” (ricordi “Mr. Starlight” di Bobby Moore ?). Sulle potenzialità vocali del gruppo è previsto un apposito post, ma qui non posso non ricordare i duelli tra lui e Gianmichele sulla nota più alta in falsetto da raggiungere. Roba che se qualcuno avesse voluto cimentarsi nell’impresa di raggiungere una nota più alta della sua sarebbe stato necessario far uscire l’aria solo dalla bocca (e turare tutti gli altri fori…… qui mi capisce solo mio zio Carmelo De Marco, batterista e voce degli Skyhawaks…….nonchè mio compagno di giochi e di risate…..)

Enzo De Marco(io) e Vito Mancini

Vito era consapevole della sua bellezza ma anche della sua bravura. Oltre ad incantare con postura e voce, era anche bravo tecnicamente sul basso. Pulito, preciso, entusiasta e creativo nelle sue performance, quando spesso cantavamo nello stesso microfono e quando mi voleva seguire nelle “svise” (Franco Nicotera dixit; “Enz De Marc! Ste svise??!!??”).

Il motivo del titolo del post? Presto detto. In quanto consapevole, Vito curava il suo aspetto e spesso ci faceva attendere giù, davanti al suo portone…. Eravamo abituati ai suoi ritardi che ormai consideravamo fisiologici, pertanto non ci facevamo più caso.

Ricorda però, (l’ho scritto in un post precedente), che faceva parte integrante del gruppo anche il papà di Walter “Il signor Nicotera”, tecnico, organizzatore, coordinatore….insomma un po’ di tutto. Anche scherzoso, gran fumatore…..ed anche un po’ collerico, Ma SEMPRE buono.

Una volta che il ritardo di Vito fu più consistente del solito,(ed eravamo attesi in un posto lontano), volarono parole un po’ infuocate tra lui ed il sopracitato signor Nicotera. Il quale, preso, dall’ira, fumando la sua quarantesima sigaretta e strabuzzando gli occhi, in preda ad un’ira incontrollata, non trovò di meglio per apostrofare Vito, che minacciarlo nel modo seguente, gridando: “Vito!!!…. ti svito!!!”, ovviamente suscitando in tutti quella ilarità che mise le cose a posto…

Andavo e vado d’accordo con Vito. Non so adesso dove sia, ma mi piacerebbe rincontrarlo. E’ qualche anno che non lo vedo. Ho notizie che sia all’estero.

Vito è anche quello che incontrandomi una decina di anni fa, mi chiese, con accanto la sua signora, quale fosse stato il reale motivo per cui, tanti anni prima avevo rifiutato un contratto ed una tournèe di 6 mesi in crociera a bordo di una nave nel Mediterraneo, sempre con i Glom, naturalmente.Allora si era parlato di mia madre e della mia giovane età; si parlò anche di una ragazza: non fui creduto evidentemente. Comunque, non avendo firmato io, nessuno dei miei amici firmò.Dieci anni fa, in quella circostanza, risposi a Vito, il quale aveva scommesso con la moglie circa il vero motivo del rifiuto: per non scontentarli, dissi loro una verità ed una bugia. Ma questa è un’altra storia.

“Gli Skyhawks”.

Il nome, intanto; letteralmente falchi del cielo”, aerei d’attacco americani nella 2^ guerra mondiale.

Cominciamo da loro. Semplicemente perché i miei ricordi dell’epoca si connotano con loro alla Cava” (mitico club underground di Taranto, in via Aristosseno).

Sorsero nel 1965 e si connotarono subito per una indubbia abilità strumentale, oltre che vocale.

Genere melodico, con punte nel Funky e nel Rhythm & Blues.

Ricordo di loro con particolare piacere cover molto decorose di “Piccola Ketty”, “Reason” , “La pelle nera”,” Applausi, ecc.

All’inizio erano: Silvano Martinelli (chitarra solista e voce), Berto Ranieri (chitarra ritmica e voce), Carmelo De Marco (batteria,percussioni e voce), Aldo De Gregorio (basso elettrico).

Negli anni subirono dolorose partenze e si arricchirono di altre presenze:Giancarlo Telesca (sax e voce), Leo Ligorio (chitarra, sax e voce),Enzo Pupino (tastiere), Luciano Perrone (trombone) Enzo De Falco (sax), ed altre partecipazioni che al momento mi sfuggono. Prego, anzi, chi ho trascurato solo per dimenticanza di ricordarmelo via email. Provvederò subito all’eventuale rettifica.

Ecco le foto d’epoca, gentilmente fornitemi da Berto Ranieri , che ringrazio per il prezioso aiuto:

 Foto 1: Aldo De Gregorio, Berto Ranieri,Carmelo De Marco, Silvano Martinelli

Foto 1: Aldo De Gregorio, Berto Ranieri,Carmelo De Marco, Silvano Martinelli

Foto 2: 1° FESTIVAL EKO Gli Skyhawks Teatro ORFEO anno1968 ( Aldo De Gregorio. Berto Ranieri, Silvano Martinelli, Carmelo De Marco).

*Sullo sfondo si intravede la giuria tecnica, nella quale si riconoscono, tra tanti, il maestro Nivo eRoberto Chiurlya .

Foto 3: Una successiva formazione con Berto Ranieri, Sivano Martinelli, Adriano Ferrante,

Luciano Perrone, Leo Ligorio, Carmelo De Marco, Enzo Pupino.

“Il terrazzo e la diamonica…” (Gianmichele)

La sua postazione….

Lo avevo incontrato per la prima volta sul terrazzo delle case popolari di via Crispi. Forse era l’anno 1964, forse il 1965. Mi incontravo lì con il mio amico Mimmo Fortunato per provare i brani che il nostro duo avrebbe eseguito allo spettacolo scolastico dell’Istituto S.Antonio, nell’Auditorium appena inaugurato.

Salivamo sul terrazzo perchè eravamo stati “diffidati” dalle famiglie e dai vicini: la chitarra è uno strumento piacevole da ascoltare, due ancora di più, ma bisogna che si sappia suonare un minimo.

Noi eravamo appena all’inizio……..

Non ricordo come e perchè (ma nel mio cuore stanco c’è una risposta….amava, ama ed amerà sempre la musica….) un giorno si affacciò nella nostra “sala prove con vista sul mare” con la sua diamonica sotto il braccio. Stavamo provando “La bambolina che fa no, no, no”, di Michel Polnareff: Gianmichele ci mise tre secondi a tirare fuori la diamonica dal fodero, la imboccò…..ed entrò nella mia vita!

Naturalmente ne approfittai per chiedergli una sigaretta, ma “Mattiuzzo”, con il suo indice “adulto, inquisitore e dinosaurico mi fece garbatamente notare che avevo 12 anni! Lui qualcuno in più. E il senso di responsabilità da fratello maggiore prese il sopravvento.

Non ricordo quante volte abbiamo suonato assieme, in quali circostanze ed in quali gruppi: ci piaceva farlo punto e basta. E il dialogo, musicale e non, tra noi due, era sempre aperto.

Ed ora, dopo esserci persi un po’ di vista, me lo ritrovavo lì, amico e sponsor nei Glom, in una avventura che mi avrebbe cambiato la vita.

Da quel primo incontro del 1965 Gianmichele era cambiato. Era passato dalla”bambolina che fa no, no, no” ad un modo di intendere la musica più evoluto. E da lì a poco non sapeva cosa l’attendeva, dal punto di vista stilistico e musicale: Jimmy Smith,Brian Auger, Vanilla Fudge, Keit Emerson.

D’altronde ero cambiato anch’io, e lui se n’era accorto, quando mi aveva segnalato ai Glom.: dapprima l’amico e mito Silvano Chimienti (al quale rubai stile, scalature di corde, armoniche e dinamiche, lì giù in quel locale di via Acclavio dove i Planets si erano rifugiati a provare), poi Hendrix, Clapton e , non ultimi, Dodi Battaglia ed Alberto Radius, erano stati il mio pane quotidiano.

tre quinti di scala……

Quindi Gianmichele e la sintonia tra di noi. E la complicità. E la sua bravura. E la sua genialità. E l’autoironia, frutto di una intelligenza, non solo musicale, acuta. ED IL COLORE, delle sue performance, musicali e canore. Come quando seppe reinventarsi una delicata ed appassionata “Some velvet morning” dei Vanilla Fudge, che veramente aveva poco da invidiare all’originale.

E’ vero Mattiuzzo? Noi vocalmente e musicalmente la facevamo benissimo. Tu ci mettevi “il colore” in più, quando dipingevi “Fragrance is my name….”

Questa canzone ebbe il potere di svegliare Walter, una sera di febbraio del 1969, quando dopo le prove ci eravamo riuniti a casa sua per vedere il Festival di Sanremo. Walter dormiva (come penso faccia ancora, davanti alla TV…..) mentre sfilavano sullo schermo improbabili personaggi reduci di un mondo che non c’era già più, quando all’improvviso fu annunciata la partecipazione come ospiti di un gruppo psichedelico ,per quel periodo, all’avanguardia: I Vanilla Fudge.

Mentre il pezzo cresceva di intensità noi del gruppo assistemmo ad una metamorfosi incredibile: Walter si svegliò, si rizzò sul letto e, in preda ad un entusiasmo che ci contagiò, esclamò la frase che più lo caratterizzava: !Sang da terre! Ce compless! Ce pezz! Questa l’amma fa! A facime cantà a Gianmchel!”

Non aveva torto. Era proprio un pezzo per noi, per come si stava connotando il gruppo. E per Gianmichele. E per Enzo De Marco, per Mimmo Carrino, per Vito Mancini,per Walter Nicotera………..

“Dammi la chitarra”….

Gennaio 1969

Il secondo od il terzo giorno di prove (cosa vuoi….sono passati 40 anni….posso anche sbagliarmi….) accadde “L’AVVENIMENTO” che cementò il gruppo.

Nel bel mezzo delle prove si presentò una persona vicina al  mio gruppo di provenienza (più che altro vicina ad un componente di quel gruppo…) la quale era  stata all’inizio mecenate e finanziatore del progetto….Avevo meno di 16 anni: forse avrei dovuto parlarne prima della mia intenzione di lasciare quel gruppo. Mi ero portato al seguito LA MIA Fender Mustang rossa, poichè ritenevo di averla abbondamente ripagata con il mio impegno all’interno di quel gruppo (amici di quel tempo, ancora oggi possono testimoniarlo). Il “mecenate-finanziatore” di quel gruppo non aveva gradito. Si presentò e pronunciò la frase che fa da titolo al post:” Dammi la chitarra!”… ed aggiunse, raggelando tutti: “E dammi il cappotto che ti ho regalato”. Lo avevo indosso. Staccai lo spinotto, consegnai la chitarra e poi il cappotto…

Accadde il finimondo. Gianmichele( che conoscevo già da almeno 4 anni e che probabilmente aveva perorato il mio ingresso nei Glom) uscì da dietro la tastiera, attaccato eternamente alla sua sigaretta e, aspirandola nervosamente, cominciò ad agitare il suo indice snodato (Gianmichele…. il dinosauro…ricordi?) come quando un maestro rimprovera un alunno. Vito era sbiancato dalla sorpresa e dalla rabbia, raggelandosi attorno al manico del suo “Fender bass”. Mimmo, dopo un attimo di sbalordimento, agguantò l’asta di un microfono, la sollevò da terra e, ormai fuori di sè, un attimo prima di “trapassare da parte a parte” (nelle intenzioni) l’invasore, gli gridò:” Fuori! Esci fuori di qui”! ( la mia memoria di ragazzo ricordava qualche altra parola un  po’ più pepata, ma il tempo, si sa, leviga le asperità…).

Walter: eh! Walter…. L’organizzatore, il ragioniere, il coordinatore del gruppo (tutti ruoli che ricopriva
all’interno del gruppo…..) passò progressivamente dal bianco pallido al rosa, poi diventò rosso, virò al viola, “disarcionò” la sua chitarra dalla spalla e, con il viso ormai che tendeva al paonazzo, cominciò a dire, rivolgendosi all’intruso, con una progressione di toni sempre più crescenti, le seguenti parole:”Se io fossi in te, cercherei di trovare il sistema di sputarmi in faccia da solo; toh! come potresti fare? Ecco! mi viene un’idea!  guarda in cielo, piegando il più possibile il viso poi, quando non puoi più piegare la schiena, sputa in aria ed aspetta il ritorno della stessa sul viso! Ecco come devi fare!”

BOOM!!! Detto proprio in questa maniera.

La situazione decantò.

In tutto questo, ricordo che mi venne da piangere. Per la rabbia.Per il freddo. Per l’umiliazione. Ma soprattutto perchè avevo trovato quattro veri amici.

Quella sera non provammo più. Il giorno dopo avevo un cappotto nuovo, quando andammo da MARANGI, (tutti e cinque!) ad acquistare la mia Telecaster nuova. Fiorata.

Nota in calce:

Ho perdonato l’autore dell’episodio. Ma non ho dimenticato. Ho rimosso però il suo nome.

“With a little help from my friend Mimmo”

Mimmo Carrino

Mimmo Carrino

Gennaio 1969

Mi aspettava, lo aspettavo. Passava tutti i giorni davanti  al “tabacchino” (  a noi del sud suona male “tabaccaio”…). All’epoca suonavo nel gruppo “I Principi Azzurri“; lui era Mimmo Carrino dei Glom: voce, batterista, grande artista, genio e sregolatezza.

Passava di lì tutti i giorni perchè a due passi del “tabacchino” c’era il quartier generale dei GLOM: la casa di Walter Nicotera e del suo compianto papà, il signor NICOTERA, factotum, manager e tecnico del gruppo, ma anche il papà di tutti noi.

Non  conoscevo Mimmo, forse non gli ero simpatico, un po’ lo temevo.Avevo 16 anni. Era da qualche giorno che, passando, mi sembrava che mi squadrasse: sapevo che il loro chitarrista, Nino D’Asti, aveva vinto un concorso in Magistratura e che, pertanto, lasciava il gruppo per andare a lavorare al Nord. Pertanto, in cuor mio speravo in un contatto che sfociasse in una proposta. Ero affezionato al gruppo di provenienza, ma ero giustamente ambizioso, a quella età. Poi….“I GLOM”: era un signor gruppo, strumentalmente e, soprattutto, vocalmente molto, molto forte.

Quel giorno di gennaio, dopo aver comprato le sue sigarette, Mimmo indugiò di più e con un gesto della mano, che al momento valutai supponente (era timidezza! Caro Mimmo!), mi invitò ad avvicinarmi e, senza mai guardarmi negli occhi, mi disse le parole che mi aspettavo: “Senti, Enzo De Marco: avresti problemi a lasciare il tuo gruppo? Abbiamo bisogno di un chitarrista solista e ci piaci”, fumando e guardandosi in giro, come solo lui sa fare.

Mimmo Carrino

Balbettando, gli risposi che non c’erano problemi, mentre mi offriva la sigaretta più buona della mia vita.

Mi invitò a salire su “al quartiere generale” per concordare la cosa e per prendere accordi per le prove da effettuare all’Hotel Etra (grande famiglia!), visto che a breve Nino partiva ed il gruppo aveva impegni sia all’Etra sia al lido Lisea di Castellaneta Marina.

Il giorno dopo, a bordo di una Fiat Bianchina di Walter, raggiungevamo un box  alle spalle dell’Hotel Etra, messoci a disposizione della proprietà (che splendide persone!).

L’avventura era partita: manco a dirlo, il primo pezzo che impostammo fu: “With a little help from my friends”: e quanto aiuto mi fu dato nei giorni successivi da questi splendidi amici!

“With a little help from my friends.”

Questa categoria è dedicata ai GLOM, ai quali mi onoro di aver fatto parte da gennaio 1969 sino a maggio 1973. La storia  di quel periodo è dedicata soprattutto ai miei amici Mimmo Carrino, Gianmichele Mattiuzzo, Vito Mancini e Walter Nicotera (citati, per quanto riguarda il cognome, in rigoroso ordine  alfabetico, ma tutti rimasti nel mio cuore allo stesso modo).

Questa categoria è dedicata inoltre a tutti gli amici ed estimatori dei GLOM, a quelli che mi stanno incoraggiando a raccogliere foto, testimonianze, brani e filmati dell’epoca. Non c’è lucro in questo;  c’è soltanto la voglia di esserci, per rivivere e condividere le forti emozioni della nostra giovinezza.

Perciò coraggio, ho iniziato su Facebook al seguente link:

http://www.facebook.com/profile.php?id=1507191857

Continuerò periodicamente, con il vostro aiuto, “With a little help from my friends”, come il PRIMO brano preparato da quella “magica” formazione.

Hotel Etra

Hotel Etra

Rifreddo

Rifreddo

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Con la voce…..

 

  

 

                           IL PROGETTO CORO:

            Con la voce (con la mente, con il corpo , con il cuore).

            Il canto nella Scuola Primaria e nella Scuola dell’Infanzia.

                

                                        Premessa

 

 

Il canto, come esplorazione della propria voce, come segno dell’aggregazione e della

socialità nel gruppo, come esplorazione primaria del suono e della musica è nei bambini il veicolo fondamentale dell’esperienza musicale. E’ l’azione educativa che concentra su di sé, contemporaneamente, il momento cognitivo, espressivo, fisico e socializzante.

 

Dal punto di vista dell’accessibilità è una esperienza che possono fare tutti,  sia i bambini della scuola dell’infanzia, sia i bambini della scuola primaria, senza che questo richieda particolari abilità iniziali, senza che questo presupponga a priori doti di intonazione e di senso ritmico.

 

Nei primissimi anni dell’infanzia, la voce diventa lo strumento di espressione e di comunicazione principale, attraverso la quale vengono veicolate informazioni, stati d’animo ed emozioni. Pertanto nel canto, come strumento di espressione della personalità, non saranno  richiesti particolari tecnicismi, perlomeno nella prima fase di apprendimento.

 

Ciò premesso sarà necessario che accanto ad esigenze di tipo espressivo, relazionale e comportamentale, alle quali sarà data la  massima priorità, vengano soddisfatte esigenze di più squisito carattere “tecnico” (educare la voce).

 

L’uso scorretto della voce induce assai più danni che benefici: “stonati si diventa” è il motto diffuso tra esperti e operatori del settore (anche se sono personalmente convinto che “gli stonati doc”, cioè quelli irrimediabilmente stonati, esistano e diano corpo ad una sia pur ristretta categoria).

 Una educazione vocale scorretta o maldestramente svolta da personale inesperto rischia di mutilare una delle proprietà espressive primarie dell’individuo. L’uso di strumenti musicali idonei, tipici quelli dello strumentario Orff, è finalizzato a rendere maggiormente esplicite alcune funzioni musicali primarie: ritmo, melodia, gesto. E’ pertanto importante quale estensione ed ampliamento dell’attività vocale, importante per la manipolazione e il coordinamento motorio fine e consente, peraltro, l’elaborazione di costruzioni sonore più ricche ed articolate.

 

GESTO, MOVIMENTO, DANZA

 

Il coordinamento motorio, lungi dal rappresentare un’istanza della sola prima infanzia,

necessita di azioni educative continue soprattutto se collegate alla dimensione

espressiva e affettiva. Dunque gesto, movimento e danza come momenti di

esplorazione e interiorizzazione del momento sonoro, anche finalizzati ad una maggiore

qualità dell’esperienza percettiva.

 

MEMORIA

 

Lo sviluppo di una buona memoria musicale è fondamentale per lo sviluppo della

percezione formale dell’architettura sonora; studi approfonditi hanno peraltro più volte

sottolineato l’importanza di esercitare le facoltà mnemoniche complessive proprio

attraverso l’esperienza sonora (cito, per rompere la seriosità dell’argomento, che durante gli anni dell’ Istituto Magistrale mi fu di grande aiuto, nell’apprendimento del primo canto dell’Inferno di Dante, conoscere la melodia di una antica canzone napoletana, Spingule francesi, sulla melodia della quale, meravigliosamente si adattava come metrica:

 

Nel mezzo del cammin di nostra vita,                     Nu jurno me ne ievo casa casa

mi ritrovai per una selva oscura                              jenno vennenno spingule francese

che la diritta via era smarrita….                              Nu jurno me ne jevo da la  casa                          ecc….                                                                     Ecc.                                                                                    

 

 

 Forse irriverente…….ma quale migliore mediazione culturale!

 

 

INVENZIONE

 

 Lo sviluppo di capacità di rielaborazione del fatto sonoro è importate per l’esplorazione

delle proprie facoltà espressive e cognitive. Piccoli giochi di libera invenzione sono la

premessa per una relazione creativa col suono, la voce, il corpo e la musica.

 

IL DIARIO DI BORDO DI UNA PERSONALE ESPERIENZA

 

L’anno scolastico scorso, nel mio primo collegio docenti di Scuola Primaria, dichiarai le mie competenze musicali e la mia piena disponibilità a metterle a disposizione di tutti. Nel mio passato, infatti, la musica ha costituito la traccia sulla quale si è articolato un percorso di esperienze prima dilettantistiche, poi professionali che hanno caratterizzato buona parte della mia vita.   Da quella mia dichiarata disponibilità è iniziato un percorso parallelo che mi ha consentito di validare e valorizzare ulteriormente questa mia esperienza.

 

Mi sono proposto ed ho coordinato da subito il coro delle classi quinte. L’esperienza è stata talmente valida e gratificante al punto che il suddetto coro, ormai “CORO” si è esibito con notevole successo in più circostanze, una volta  presso una Scuola Media, di chiara vocazione musicale, addirittura al cospetto di una orchestra.

 

 

 

 

Da questa iniziale esperienza è scaturito il “PROGETTO CORO“, destinato alle classi prime della scuola primaria e finalizzato quasi esclusivamente alla creazione negli anni  di un vero e proprio coro .

In tale progetto extracurriculare, facente parte del POF, si innestava l’attività curriculare e propriamente disciplinare svolta al mattino. Pertanto, progettazione, finalità ed obiettivi sono stati sempre concordati, in perfetta armonia, con il team  dei docenti che hanno aderito con sincero entusiasmo e spirito di collaborazione.

 

Le finalità  di tale attività sono state:

 

.educare in modo appropriato la vocalità, dalla respirazione all’emissione;

.sviluppare forme semplici di canto corale monodico e polifonico;

.partecipare correttamente ad esercitazioni vocali di insieme;

.sviluppare le capacità comunicative in tutte le loro valenze;

                                       in definitiva:

.acquisire un repertorio di canti semplici, accompagnati da musica  ed enfatizzati da  

  semplici coreografie.

 

 Dicembre – Gennaio

 

Il Laboratorio è partito a Dicembre ed ha avuto un periodo di rodaggio durante il quale si sono messi a punto le strategie e gli strumenti necessari.

Al progetto hanno aderito oltre 50 bambini, percentualmente oltre il 90% dei bambini delle prime classi. I bambini, divisi in due gruppi omogenei per provenienza, si incontravano in due laboratori attrezzati.

 

Il primo mercoledì un bambino, che chiamerò Francesco, si è presentato con chitarra elettrica ed occhiali scuri, convinto com’era di presenziare al suo primo concerto.

Ho impiegato il giusto tempo per spiegargli che ci sarebbe voluto un po’, prima che avesse potuto calcare le scene e che lo scopo del progetto NON ERA ESATTAMENTE QUELLO!

Un po’ deluso, Francesco ha riposto la sua chitarra elettrica (giocattolo, naturalmente..) e si è subito integrato nel gruppo, modulando la sua bella voce(?) e facendo per un momento tacere la sua anima rock!

 

Durante i primi incontri, sia pure in forma ludica, ogni bambino ha appreso il modo corretto di respirare, prima, durante e dopo un canto (fonazione, uso delle corde vocali, impostazione inconsapevole e corretta del diaframma).

Esercizi di lallazione e di rilassamento hanno reso le lezioni ancora più divertenti.

 

Il percorso della gradualità delle vibrazioni delle corde vocali e dell’emissione del respiro ha consentito di comprendere e discriminare tra concetti quali sussurro, parlare sottovoce,

sottotono, intonare a mezzo voce, in crescendo, a piena voce ecc.

 

L’uso della gestualità del corpo è stato rappresentato come una necessità espressiva a supporto del testo.

Giocando e cantando i bambini  si sono immedesimati in personaggi fantastici, in animali (“Oggi tutti insieme cercheremo di imparare, come fanno per parlare tra di loro gli animali……Come fa il gatto?::: E la mucca?……..  ecc.”), si sono confrontati con le paure, hanno scoperto il gesto/sonoro (battere le mani, mimare un suonatore di tamburo o di tromba  ecc.), hanno in definitiva sperimentato la propria idea di corpo.

 

Il gioco della imitazione del verso degli animali è servito per sviluppare concetti quali la pulsazione e la frequenza, concetti diversamente “abbordabili” in questa fascia di età: un conto è spiegare concetti di inviluppo, rilascio,altezza, durata, frequenze lunghe e corte, un conto è rappresentare il “CHICCHIRICCHI” del gallo come ciclo “ostinato” di un suono.

 

Non abbiamo avuto la fortuna di avere tra i partecipanti bambini extracomunitari poiché avremmo potuto trasformare questa diversità culturale in risorsa per tutto il gruppo, magari coinvolgendo i genitori dei  suddetti bambini che avrebbero potuto regalarci  canti della loro cultura.

 

Tra esercitazioni e giochi ogni lezione si è articolata in modo tale da lasciare sempre e comunque ampio spazio alla modulazione vocale ed alla interpretazione canora di canti semplici.

 

Febbraio

 

Durante la preparazione e l’esecuzione di un canto significativamente molto coinvolgente (Ci vuole un fiore di  Rodari – Endrigo), una bambina di 6 anni, che qui chiamero’ Angelina, piangeva.

 

Quando le ho chiesto che cosa accadesse, la bimba, candidamente mi ha confessato che cantando quella canzone provava una forte emozione.

Mi è stato riferito dalle colleghe del modulo che la bambina ha un temperamento artistico e sensibile in quanto  figlia di un ceramista locale, altrettanto sensibile.

Ritengo che, data l’età, Angelina non abbia potuto cogliere  il significato pieno del testo (che è un inno al valore poetico delle “cose di ogni giorno” ed un invito  “a guardare ed ad ascoltare”…..)

 

Ritengo che, Angelina, timida ed introversa com’è, abbia trovato nel canto lo strumento ideale per veicolare le sue emozioni di bimba suscitate probabilmente da un crescendo musicale coinvolgente. E le abbia tradotte in lacrime di gioia.

 

Marzo

 

Oltre ad un discreto numero di canti, i bambini hanno acquisito  la coscienza e lo spirito del  lavorare in gruppo.

Grande successo ha riscosso tra i bambini la drammatizzazione dei canti con gesti non appropriati. Ognuno a turno, dopo una dimostrazione dell’insegnante, veniva invitato a coreografare in modo ridicolo, una canzone della quale era precedentemente nota la coreografia.

Si può immaginare quale è stato il divertimento.

 

Aprile –Maggio

 

Il progetto è stato un successo. Il mercoledì, coadiuvato da altro insegnante, mi attendevano oltre cinquanta “cantanti” ansiosi di partecipare con gioia, piuttosto che  di sentirsi protagonisti.

Il corso è terminato il 28 Maggio.

Il 6 Giugno i bambini hanno effettuato il saggio finale al cospetto di genitori, insegnanti e Dirigente, riscuotendo un notevole successo.

I bambini hanno imparato tante cose.

Soprattutto collaborando e socializzando.

 

Non  sono state incontrate difficoltà particolari, se non quelle connesse alla problematica di conciliare lo spirito ludico, che giustamente anima i bambini, con la necessità di dare una “dignità” ad una forma di espressione liberatoria, coinvolgente ed emozionante quale quella del canto.